La coscienza umana si estrinseca, nel linguaggio artistico, in colori, immagini, visioni, che rimandano necessariamente al reale, qualunque esso sia. Questo pensiero, a mio parere valido per tutte le forme dell’arte, trova una squisita concretizzazione in un genere, che compete alla pittura, molto amato ormai da secoli: il paesaggio.

E di paesaggio come denuncia d’un interiore stato d’animo, come motivo privilegiato per fondere lo spirito dell’uomo alla natura che lo circonda, bisogna parlare per cercare di capire e penetrare il significato delle opere del pittore Gianni Mana, fossanese.

In questa breve nota mi sia concesso un approccio intuitivo e sentimentale alla Sua opera, dal momento che questo Autore vuole rendere, appunto servendosi della realtà delle cose, sia la parvenza dell’ambiente umano e sia un’intima romantica zona del suo spirito.

Risalendo coscientemente alla grande tradizione dell’impressionismo, Mana ha superato il problema della rappresentazione naturale ponendo alla base del suo operare il colore, sentito come evocatore di spazi e sensazioni, e goduto dunque in piena autonomia. Ed infatti nelle sue tavole è l’elemento dominante della composizione, sia che venga morbidamente steso dal pennello, sia che venga rappreso in spesse macchie dalla spatola: blu accesi, viola, verdi acquosi e melanconici, ed ancora rossi e gialli cromo vengono armonicamente uniti per costruire, sulla traccia di quel paesaggio del Nord della Francia da Lui tanto amato, oppure dei campi e delle atmosfere della nostra bellissima Provincia, vere e proprie architetture cromatiche che rimandano al Suo mondo interiore; sono le caratteristiche case della Bretagna, le cittadine della costa che s’affaccia alla Manica, i porticcioli riparati dell’interno, o angoli dimenticati della nostra campagna, viali alberati visti nel controluce del tramonto, ed infine le vie e le case della Sua Fossano: tutti questi aspetti sono però completamente ricreati con colori violenti e drammatici, che colgono di solito una natura ed un ambiente umano sconvolti dalle avversità atmosferiche.
E’ il segno lontano d’una apocalisse, di un disperato tentativo di capire il male dell’uomo, di una rabbiosa protesta alla quotidiana violenza in cui siamo immersi; una meditazione amara che vuole parlare a tutti, lanciare un monito severo, affinché si ritorni ad essere veramente uomini, e veramente amanti della vita e delle bellezza.

Dott. Pier Paolo Faccio