Da "La stanza dell'arte" a cura di Carla Bertone

Costanza e tenacia nel raggiungere i traguardi, una forte personalità che non lo lascia sconfinare nei percorsi altrui per seguire con convinzione la propria strada, sono le caratteristiche che hanno reso vincente Gianbattista Mana in due diverse sfere d’impegno.
Importanti sono stati i traguardi tagliati nella carriera da ciclista: a 17 anni nelle file del V.C. Chiesa di Bra, per poi passare dalla G.S. Lancia alla prima Categoria con la Isaa Società Sicurtà di Savigliano.
Il ’60 lo vede tra i professionisti della Pasta Gazzola di Mondovì nelle cui file ha corso la Milano San Remo- Milano Torino fino alla Sicilia ecc.
Dopo tanta strada macinata quando Gianbattista (conosciuto ai più come Gianni) appende, per motivi di salute, la bici al chiodo, la sua forza di volontà si dirige in tutt’altra direzione: la pittura.
Nel ’70 entra a far parte ufficialmente della scuderia dei pittori cuneesi, quale esponente della tradizione paesistica piemontese, ma già dal lontano ’56 nelle pause d’allenamento a 22 anni abbozza le sue prime opere.
Da allora non ha mai smesso di dipingere attratto dalle vedute paesistiche delle Langhe o dei declivi alpini, dalle marine della Normandia, da scene di vita quotidiana della sua Fossano o da altri paesini vicini con scorci di vie o mercatini.
Nei sui quadri realtà ed emozione si conciliano: egli si lascia rapire dall’impatto emozionale esercitato dal luogo per arrivare a rendere l’interiorità del soggetto.
Il tutto è tradotto con una pennellata precisa ed allo stesso tempo istintiva, i cui tocchi sapientemente accostati, rivelano i tanti anni di mestiere.
I toni non sono sqillanti, l’opera si compone con pacata omogeneità coloristica che non cede alla ripetitività: i verdi dello sfondo non compaiono ma in primo piano ed i cieli si colorano di innumerevoli varianti di blu, gialli, grigi ed azzurri.
Ogni traccia sulla tela racchiude in se sfumature diverse. Anche l’impaginazione dell’opera è frutto di uno studio attento che dosa scorci e piani prospettici per regalare profondità e tridimensionalità al soggetto.
La nota curiosa e tenera al tempo stesso è che il legame fra due attività così diverse, come il dipingere ed il correre in bicicletta, abbia trovato un connubio nel tempo: Gianni Mana ha voluto far dono delle sue opere a grandi campioni del ciclismo quali Moser, Argentin, Fondriest, Bugno e ai vincitori del Giro d’Italia Vicentini, Gotti, Maria Canis, Chiappucci, Pantani ed alla trionfatrice alle Olimpiadi Paola Pezzo.
Questo la dice lunga sulla coerenza e sulla bontà d’animo di questo riuscitissimo impressionista nostrano.